Vino, nettare divino

Che piaccia o meno, bisogna riconoscere qualche merito a questa bevanda, scoperta dall’uomo migliaia e migliaia di anni fa e composta da più di 600 sostanze diverse, che ne caratterizzano colore, profumo e gusto e permettono di descriverlo con ben 116 aggettivi differenti.
Tutto nasce dalla Vitis vinifera, una pianta rampicante di cui esistono migliaia di varietà (ma le più diffuse in tutto il mondo sono solo una cinquantina) e che dà vita al suo prezioso frutto, l’uva. Quello che più mi affascina del mondo del vino è l’enorme lavoro che si cela alle sue spalle e la variegatura del prodotto finale che ne consegue, conferendo a ciascun tipo di vino delle caratteristiche uniche ed inconfondibili.
Infatti, non è sufficiente scegliere un buon vitigno ed essere capaci di lavorare l’uva e far fermentare correttamente il mosto per ottenere un buon vino.
Un buon vino è il risultato finale di una lunghissima serie di decisioni e scelte, che sapientemente fa il viticultore insieme all’enologo e al produttore.
Influiscono il tipo di uva, il tipo di vigna, l’età della vigna stessa, la collocazione geografica, il tipo di terreno e la sua composizione chimica, il clima e il microclima, la densità d’impianto delle viti, i sistemi di allevamento, la potatura, le concimazioni, quando si inizia la vendemmia (a seconda della maturazione desiderata). E fin qui stiamo parlando solo delle variabili che determinano la qualità dell’uva. Immaginate poi tutto quello che riguarda la produzione del vino, pensate alle tecniche di vinificazione, il momento esatto della svinatura, alla maturazione per precisi periodi di tempo in botti, di acciaio o di particolare legno, e tanto altro ancora.
Tanto lavoro e migliaia di variabili per ottenere un prodotto squisito e che forse fa anche bene!
Infatti, il vino, particolarmente quello rosso, è ricco di sostanze fenoliche (acidi fenolici, flavonoidi, tannini e antociani) e resveratrolo, tutti presenti nella buccia dell’uva e noti per le loro probabili azioni antiossidanti, antitumorali, protettive a livello cardiovascolare, di potenziamento della memoria e di rallentamento dei processi di senescenza (anche se fenomeni come il "paradosso francese" sono stati più che largamente smentiti).
Ricordiamoci che le probabili proprietà benefiche del vino si manifestano solo se il suo consumo è moderato e privo di eccessi, sia cronici sia episodici, dando ennesima conferma che “la dose fa il veleno” (pensate a qualsiasi farmaco che utilizzate: vi da un beneficio se assunto nelle dosi e modalità indicate, altrimenti danneggia).
L’abuso di bevande alcoliche causa malnutrizione, tossicità generalizzata, complicanze epatiche e pancreatiche, danni cardiovascolari, gastrici e al sistema nervoso e aumenta il rischio di tumori. Inoltre è ben nota l’interazione dell’alcol con i farmaci, che pertanto non andrebbero mai assunti insieme.
Quale sarebbe la dose giusta di vino giornaliero? Non ci sono purtroppo delle evidenze scientifiche e gli studiosi non sono tra loro concordi, anche perché molto dipende dalla diversa tolleranza individuale. Tuttavia, possiamo definire accettabile come limite generale i due bicchieri al giorno per le donne (125 ml per 2) e tre per gli uomini, consigliando di non assumerli tutti insieme e a stomaco vuoto ma di sorseggiarli all’interno di un pasto.
Ma soprattutto, ricordatevi di bere buon vino, ché la vita è troppo breve per bere vini mediocri (cit. J. W. Goethe).

I MIEI CONSIGLI

Chiariti rapidamente gli aspetti più strettamente tecnico-salutistici, e visto che ancora non sono una sommelier e posso permettermi di esprimere un giudizio soggettivo sul vino che assaggio (infatti la valutazione di un bravo sommelier è un’analisi sensoriale, che deve prescindere da qualsiasi giudizio soggettivo), procedo a suggerirvi due vini interessanti.

Il primo è un bianco: il verdicchio, una doc delle Marche, la mia terra d’origine.
Sicuramente in futuro vi nominerò ancora questo vino, prima di tutto perché sono di parte, ma poi anche perché ce ne sono diversi davvero notevoli e con caratteristiche molto peculiari a seconda del produttore, confermando in pieno quanto detto sopra.
Il verdicchio di oggi si chiama “Terre di Sanpaolo” ed è prodotto dall’azienda Piersanti, a S.Paolo di Jesi (AN).
Rispetto agli altri verdicchi, in cui a volte le durezze non sono ben bilanciate, questo vino risulta davvero equilibrato e morbido, oltre a regalare all’olfatto un bouquet fruttato (frutta bianca, esotica) e floreale. Splendido su un buon spaghetto con le vongole o un’orata all’acquapazza. Se invece volete restare più sull’entroterra marchigiano, consiglio di provarlo con una fetta di ciauscolo accompagnata da pizza di formaggio.

Il secondo vino è un rosso, della mia terra d’adozione, Milano.
Trattasi di una Dop di S.Colombano al Lambro (MI), che si chiama “Vigna Roverone” e appartiene alla riserva “Mombrione”, prodotto dall’azienda Nettare dei Santi-Riccardi.
Questo vino è costituito da un preciso mix di barbera, croatina, uva rara e merlot (si dice “uvaggio”, cioè uve diverse per fare un vino, da non confondere col “taglio”, che è invece l’assemblaggio di vini diversi per fare un vino). E’ molto intenso, senza però dimostrarsi troppo “aggressivo”, con dei tannini presenti ma mai spiacevoli. Si sentono la frutta rossa matura e le spezie (pepe bianco, vaniglia). Ottimo su un bel piatto di pappardelle al cinghiale, oppure un buon arrosto con funghi oppure un timballo di verdure con una colata lavica di formaggi stagionati/erborinati.

Ma vi dirò di più…oltre ad essere due vini davvero interessanti, quello che colpisce è anche l’onestissimo prezzo (ovviamente acquistati dal produttore). Provare per credere.
Non mi resta che salutarvi con un sentitissimo PROSIT!

Foto di Maureen Didde su Flickr [Alcuni diritti riservati]